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Paese

Dati Generali
Il paese di Assolo
Assolo è un piccolissimo paese della provincia di Oristano, situato ai piedi della giara di cui possiede un versante. Il centro storico presenta le caratteristiche case campidanesi con grandi portali in legno che si aprono sulle “lollas? ampi loggiati su cui si affacciano le stanze della casa. Il territorio è ricco di boschi di lecci e rovere secolari e costellato dalla presenza di numerosi nuraghi, quelli censiti sono 16. Le risorse economiche provengono quasi esclusivamente dall’agricoltura e dalla pastorizia.
Il territorio di Assolo
Altitudine: 198/527 m
Superficie: 16,32 Kmq
Popolazione: 485
Maschi: 248 - Femmine: 237
Numero di famiglie: 184
Densità di abitanti: 29,72 per Kmq
Farmacia: via Arborea - tel. 0783 969317
Guardia medica: (Escovedu) - tel. 0783 938087
Carabinieri: (Senis) via Vittorio Emanuele, 1 - tel. 0783 969022
Polizia municipale: via Arborea, 15 - tel. 0783 969050

Storia

ASSOLO, villaggio della Sardegna, nella provincia di Busàchi, distretto di Ales. Comprendesi nella tappa (uffizio d’insin.) di Sòrgono, e nell’antico dipartimento o curatorìa di Parte-Valenza del giudicato di Arborèa.

È situato in faccia a maestro-tramontana nelle falde della Giàra e del Giuerri, donde si ascende a quella per vie caprine difficilissime in non meno d’un’ora e mezzo; ed alla cima dell’altro in altrettant’ora per una strada praticata sulla costa in linea scalare, per la quale può andare anche il carro.

È distante da Nurèci un’ora e mezzo; da Senes, capo del mandamento, mezz’ora; da s. Antonio de Funtana-coberta ore due; da Ogliastra-Useddus due ore e mezzo; da Ales ore 3; da Busàchi, capo-luogo di provincia, ore 6. Queste strade sono in pessimo stato, però vi possono, sebbene con difficoltà, trafficare i carri.

L’abitato stendesi in lungo circa 8 minuti. Le strade sono poco larghe; il piano è disuguale e sassoso, ed in istagioni piovose impraticabile anche per lo fango. Tutte le case hanno davanti un piazzale con un loggiato aderente, che dicesi Lolla nel campidano de-Parte-Jossu, Stàulu nel campidano d’Oristano. Nei piazzali dei benestanti continua il loggiato intorno, e vi si tengono buoi, cavalli, e giumenti. Mancano in questi ed altri spazi gli alberi, e solo vedesi qualche ficaja. La costruzione è a pietre con fango, e non si usano i mattoni crudi (su ladri).

Non havvi alcuna piazza per li balli, solito divertimento nei dì festivi della gioventù; ma costumasi celebrarli ora in una, or in altra casa presso i giovanotti principali. Le fanciulle vi concorrono invitate da due o tre dei medesimi, tra li quali ha da esser sempre un suo parente per custode.

Le arti necessarie meccaniche vengono da pochi esercitate; l’unica manifattura è la solita delle tele e del forese. Si fanno pure delle coltri, ma tutto serve per uso proprio. Lavorasi in 140 telai.

Un consiglio di pochi probi ed anziani governa le cose comuni, una giunta le cose dell’agricoltura, e specialmente il monte di soccorso. Havvi una scuola normale, dove concorrono non più di 8 fanciulli.

La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione del martire san Sebastiano. È minore del bisogno, ha soli tre altari, è disadorna, e manca pure del campanile. La governa un vicario sotto la giurisdizione dell’arcivescovo d’Oristano, cui appartiene la decima.

All’estremità dell’abitato trovasi la chiesetta di s. Maria con un solo altare. È molto antica, e si crede che in altri tempi fosse la parrocchiale. Entro questa, e nel contiguo piccolo cimitero, come anco nel piazzale, sono seppelliti i cadaveri, e non si pensa a formare il prescritto campo-santo.

La festa principale si celebra nella terza domenica di settembre in onore di s. Lucia vergine e martire. Si corre il pallio, e confluisce molta gente dai vicini villaggi, men di allora però quando era ancora in piè la chiesa campestre dedicata alla medesima. Anche per la festa di s. Pietro apostolo vi è lo spettacolo della corsa.

Si celebrano all’anno circa 6 matrimoni, ed usasi di augurare agli sposi abbondanza e fecondità con gittar loro addosso del grano a piene mani quando ritornano da chiesa alla loro casa; muojono circa 12, e le donne del parentado fanno la invano proscritta cerimonia funebre dell’attìto. Le famiglie sono circa 135, le anime 545. Il contingente per il battaglione di Làconi dei corpi miliziani barracellari è di 13 individui.

Il clima, eccettochè nella grande state, è temperato, nè il freddo è molesto in inverno, che soffiando quei venti, cui il paese resta esposto. La neve vi dura talvolta per tre giorni, e tal altra anche di più. Vi piove con qualche frequenza, però la nebbia non vi si ferma che nell’inverno. Poca è pure l’umidità che vi si risenta, ed è una sorte che per la posizione protetto sia l’abitato dal levante-scirocco e mezzogiorno. Non può dirsi che l’aria sia in sè malsana. Generalmente vi si gode buona sanità; e se pochi giungono a molta vecchiezza, ciò nasce da cause morali, che si dovrebbero togliere.

Le ordinarie malattie sono infiammazioni ed ostruzioni, e alcuni terminano per colpi apopletici. Vivesi quasi comunemente con qualche agiatezza.

Non è da osservarsi costumanza alcuna propria di questo popolo. È cosa generale nei paesani, che prolunghisi il duolo per marito o moglie sino o a nuovo matrimonio, o alla morte, e che i vedovi nutrano la barba, e tengansi lontani da tutti i divertimenti, sieno pubblici o privati. Il giuoco più ordinario è quello deis brillus (rullo). I balli fansi al suono deis launeddas.

L’estensione del territorio di dotazione di questo villaggio non sarà maggiore di 10 miglia quadrate. È quasi tutto sul piano, fuori la porzione che gli spetta delle pendici della Giàra e del Giuerri. Sul pianoro non ha parte alcuna comunità, e si arrende a particolari per pascolo privato. È fertile di grano, orzo, fave, e civaje; però sembra più atto al primo genere, e rende ordinariamente il 10.

La dotazione del monte di soccorso era per fondo granatico di starelli 610 (litr. 29,812), per fondo nummario di lire sarde 231.9 (lire nuove 455.04); ed ora il primo va ai 1100 starelli, mentre l’altro è ridotto a lire sarde 10.0.0. Si semina non meno di starelli 700 di grano, 100 d’orzo, 180 di fave, e 10 di ceci. Piccola è la seminagione del lino, e solo quanto sia sufficiente ai bisogni. Poco si cura la coltivazione delle erbe ortensi, e tra le piante di questo genere pregiasi il solo popone.

Il vigneto è completamente esteso; molte sono le varietà delle uve: i vini neri e bianchi; però questi, che sono in quantità maggiore, non si stimano molto buoni. Non se ne fa smercio, anzi qualche volta se ne dee comprare.

Nei possessi poche sono le specie degli alberi fruttiferi, le quali riduconsi a peri di molte varietà, prugni, persici, fichi, pochi sorbi, melagrani, e ciriegi.

Poche sono le tanche, e insieme con i chiusi non occuperanno più d’una quinta del territorio. Usansi le muriccie e le siepi di piante spinose, non prosperandovi il fico d’India.

La costiera della Giàra, appartenente a questo comune, stendesi in una linea di 4 miglia. La parte inferiore è coltivata, la superiore è boschiva. Gli alberi ghiandiferi, che vi vegetano, sono della specie dei lecci e dei roveri. Se ne ammirano alcuni giganteschi; ma queste e altre specie minori vanno fra breve a perire, e rapidamente la selva si dirada sotto la scure per formare dei narbòni (terre novelle arative), e pel barbaro governo che ne fanno i pastori di vacche e di capre.

Giuerri è un’appendice della Giàra, dalla cui curva staccasi quasi per due terzi di miglio. La sua sommità, distinta in due cime, è ad un livello di poco superiore. Una di esse è di figura pressochè triangolare, della circonferenza d’un miglio, con un’area di 25 starelli (ari 996,50). Vi ha pochissimo bosco, e la terra vi si coltiva con frutto. L’altra separata dalla precedente per un concavo lungo un quinto di miglio, è di figura bislunga, della superficie di circa 10 starelli (ari 398,60); è per una sola porzione coltivabile, essendo nell’altra scoperte le roccie.

Nelle coste superiori di questo promontorio vi è certa argilla bianca, di cui si fa uso per imbiancare le case; nella parte inferiore trovasene altra specie di color nericcio, e adoprasi per tevoli e mattoni. Gli strati superiori, così del Giuerri, come della Giàra, sono di enormi masse basaltiche.

Gli è, avuto riguardo dell’estensione del pascolo, non piccola la quantità del bestiame, alla cui propagazione si studia. Quasi ogni casa comoda avrà due o tre mannalite (vacche domestiche). Le vacche rudi sono divise in sei segni, ciascuno tra li 30 e 60 capi. I buoi per i lavori dell’agricoltura non sono meno di 200, e con ogni giogo o coppia si semina generalmente 6 starelli (ari 239,16). Le pecore sono distinte in 15 segni, cadauno di vario numero tra i 30 e 70; le capre in segni 6, dai 30 ai 70; i porci in segni 4, dai 20 ai 30 capi: in totale capi 3000, compresi i cavalli, i majali, e i giumenti. I pastori non hanno capanne fisse.

Il formaggio è di mediocre bontà tanto il bianco, come il rosso e l’affumato: se ne vende parte nel paese, parte ad Oristano. Le pelli o servono per le mastruche, o si danno alle concie di Bànari e Senes. I capi vivi in gran parte vendonsi ai beccai della capitale.

Va già con la selva mancando insieme la caccia dei cinghiali, daini, lepri, volpi, e di molte specie di uccelli.

Sono nel paese due pubblici pozzi, ed altri tre privati; però, siccome la qualità è poco buona, mandasi a prenderne migliore a distanza di 10 minuti dalla sorgente di Bau-francu, o da altra un po’ più lontana, appellata di Francesco-Obìla.

Le più copiose e buone trovansi nelle pendici della Giàra. La Garùsa merita special menzione. Esce da mezzo a roccie vulcaniche, cade nelle calcaree con molto rumore, e discende in una costa ripida. È quanto abbondante, tanto ottima, e stimasi febbrifuga. È distante dal paese non più forse d’un miglio, ma non s’impiega meno di mezz’ora per salirvi. Trovasi in un sito pittoresco tra roveri, caprifichi, lecci, e corbezzoli. La Cabiràda, eguale per abbondanza alla Garùsa, è di minor bontà. La Stiddiosa, di minor getto delle anzidette, è riputata superiore a tutte in bontà, ma non si cura perchè più lontana. Oltre queste tre, che vengono giù dalla costa della Giàra, è celebrata la fonte di s. Pietro, così detta da un’antica chiesa distrutta. Sorge dalla terra, e forma un riozzolo molto utile ai mietitori, che vi accorrono a ristorarsi. Se le attribuisce la virtù di calmar la tosse.

Dalla parte di Nurèci prende origine da sopra la Giàra il ruscello di Lacusarrozza, e cade da un’altezza di metri 3, quanta ivi è la crassezza dello strato vulcanico che copre il pianoro. Scorre d’inverno rapido per la costa; ma d’estate manca quasi del tutto. Dalla stessa Giàra, e precisamente dal punto detto Niu-e-crobu, cade altro volume d’acqua, il quale, benchè di copia minore dell’antecedente, pure, per la maggior altezza (metri 12) onde precipita con orribil rumore, frangesi nelle roccie. Dopo aver corso un po’ giù si unisce con l’anzidetto in un letto sotto due coste assai ripide, in un canale lungo un terzo di miglio, onde abbassandosi repentinamente il livello per più di metri 12, cade con gran fragore entro un bacino scavato nella roccia, perciò detto sa Caddàja. D’inverno è una veduta sorprendente. Indi movendosi come porta il terreno scorre a mezzogiorno del paese in distanza di minuti 7, e non lungi più d’un miglio in Su-bau-dessa-canna entra nell’alveo del fiume di Nurèci, nato anch’esso nella Giàra; il quale, traversate le terre nurecesi e senesi, passa nei campi di Assòlo, dove riceve il fiumicello dessa Caddàja. Proseguendo il suo corso nei medesimi riceve in Baude-accas altro ruscello venuto anch’esso dalla Giàra, che con la linea del corso marca le làcane (confini) del territorio di questo paese, e di quello di Ogliastra-Useddus, e si cognomina Pobu dal nome del ciglione della Giàra, onde discende. A questo si uniscono le acque de Planu-de-Useddus, altipiano nella catena dell’Arci.

Da tanti rivi riuniti formasi il fiume Imbessu (retrogrado), che corre verso tramontana, e uscito dal territorio di Assòlo, prosegue nella stessa direzione tra gli agri di Senes e di s. Antonio de-Funtana coberta, onde passa nel territorio di Assuni, percorrendo il quale incontrasi nel corso dell’Arìscisi.

Il fiume Imbessu nell’inverno ridonda spesso, però con poco danno dei seminati. Mancando i ponti, vi si supplisce in qualche sito, per dove sia necessità di passare, con delle travi, che facilmente poi le acque escrescenti si portano via. Prendonsi anguille e trote.

Nella regione appellata da s. Lucia, chiesetta di antica costruzione, nella quale da molti anni si è cessato dai divini uffizi, e cui credesi fosse annesso un monistero del medio evo, trovansi dei rottami e pietre lavorate, e scopronsi delle fondamenta, che ne assicurano dell’esistenza d’un’antica popolazione. Resta a mezz’ora di distanza dal paese verso maestro-tramontana.

Anche in Pardu-cungiàu (prato chiuso) si riconosce chiare vestigia di antiche abitazioni. Questo sito è al maestro, e alla distanza di un’ora.

Sono frequenti in questo territorio quelle antichissime costruzioni ciclopiche, che i sardi dicono comunemente norachi, bruncus, e muras, quando hanno annesse al cono altre costruzioni dello stesso genere con norachetti minori.

In Pardu-cungiàu ve ne sono sei a brevi distanze gli uni dagli altri, in gran parte diroccati.

In Riu-e-concas trovasi Nuraxi-e-moru di gran diametro, ma quasi in total distruzione: altri in Margine-paùli, e in Sa-pala-dessa-noedda.

La Giàra ne è tutta coronata, e se ne possono annoverar 20 nella linea che chiude questo territorio.

Nella punta di Giuerri, detta Giuereddu, ve n’erano due o congiunti o contigui, il che non si può determinare per la confusione delle rovine; alla distanza di due passi eravene un terzo più piccolo. In uno di questi vedesi ancora intatta la stanza inferiore, e vi si ricoveravano in altri tempi i fuorusciti.

Trovansi presso ai norachi di quegli antichi monumenti detti Sas-pedras-ladas, oggetto degno di considerazione a coloro che investigano le cose della più remota antichità.

Comprendesi questo comune nella baronia di Senis. Vedi Senis, capo-luogo di mandamento, dove ricorresi per dire le rispettive ragioni presso al delegato di giustizia.

Accade che in Assòlo si commetta qualche furto, ma sono rarissimi i delitti di violenza.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre ad Assolo
20 Gennaio: San Sebastiano – Festa del Santo Patrono, con processione e Santa messa al termine della quale inizia la festa civile con canti e balli.
15 Maggio: Sant'Isidoro – Patrono degli agricoltori. Processione accompagnata dalle tradizionali traccas e festeggiamenti civili
2° domenica di Settembre: Santa Lucia